Perché “La Tenda”?

“Piccolo padiglione facilmente smontabile, formato da teli di grosso tessuto impermeabile, sostenuto da pali e fermato da picchetti, usato come abitazione da popoli nomadi e come ricovero provvisorio…”, così definisce “la tenda” il dizionario Garzanti della lingua italiana.

Un qualcosa, dunque, di non definitivo, di variabile e mutabile, di non duraturo né stabile.

È forse la condizione di tanti popoli e di tante nazioni, di tante famiglie e di tante persone che vedono trascorrere la propria vita nell’incertezza e nella provvisorietà.

Ma, nel deserto o più semplicemente quando ci si smarrisce in montagna, la vista di “una tenda” rappresenta un sicuro punto di riferimento e, in alcuni casi, la salvezza.

Per chi ha vissuto esperienze di campeggio, poi, “la tenda” è sinonimo di incontro, di apertura, di scambio, di volontà di condivisione.

Nella Bibbia il termine concreto “la tenda” ha sostituito un’idea per noi spesso astratta, ma molto importante: l’idea della “presenza di Dio”.

Questo perché quando il popolo d’Israele, allora guidato da Mosè, vagabondava per il deserto del Sinai, conservava l’arca dell’alleanza, simbolo della presenza di Dio, in “una tenda” al centro dell’accampamento.

Per noi e per la nostra vita “La Tenda” è tutto questo: la presenza di un Dio, Signore della storia, che ci cammina accanto; la presenza di persone amiche, che tanto hanno condiviso della nostra esperienza, e che ora non sono più con noi; la presenza di tante persone che vivono in condizioni di precarietà che vogliamo aiutare a condurre una vita più dignitosa, e da cui possiamo imparare come impostare dei rapporti di giustizia, solidarietà e fraternità con tutti gli uomini del mondo.